La nostra storia: intervista alle sorelle Triolo

Scritto il 3 Dicembre 2025

Abbiamo incontrato Daniela e Laura della famiglia Triolo, tra le prime ad essersi stabilite nel nostro quartiere Tor di Mezzavia.

D: Daniela in che anno ti sei trasferita insieme a Laura in zona?

R: papà comprò qui il terreno nel 1967 e poi costruì nel 1969, però prima di cominciare la costruzione portò la corrente. Papà comprò i pali ed i fili per l’allacciamento alla cabina elettrica dell’ACEA che all’epoca si trovava all’altezza dell’Ericsson, quindi a sue spese portò la corrente trifase per il cantiere.

D: Quindi voi eravate veramente dei pionieri, eravate tra i primi qui in zona. Quante altre costruzioni c’erano all’epoca?

R: All’epoca c’era la segheria all’inizio di Via Cropani adiacente via Anagnina, sullo stradone attuale via Gasperina, 90 c’era la palazzina del signor Pietro e poi in via Conflenti di Salvatore Renato Triolo, la nostra. La zona era divisa in strade e lotti, tanto è vero che a noi quando ci scrivevano l’indirizzo era Via Anagnina, 149 km. 1,500 lotto 80 C strada 36.

D: Erano numeri, sì me l’hanno detto anche altri

R: Si, era via Anagnina 149 e km 1,500.

D: Quindi avete visto nascere e crescere il quartiere.

R: Esatto praticamente io sono stata la prima ragazza del quartiere in quanto il signor Pietro, che èvenuto ad abitare prima di noi, non aveva figli.

Papà terminò la costruzione nel 1970, e lui venne ad abitare qui il 24 dicembre del 1970. All’epoca ci volevano demolire le costruzioni perché il terreno al catasto era considerato agricolo e quindi non edificabile.

D: mi parlavano della cooperativa Sagra, giusto?

R: Sì, tutti i terreni erano della famiglia Micara. Il cardinale Micara prima di metterli in vendita e dividere il terreno in lotti, donò una parte di terreno al Vicariato e fece costruire la nostra attuale chiesa San Ferdinando Re che fu edificata nel ’57 e inaugurata nel ’58 e fu affidata all’Ordine dei Padri Mercedari, successivamente la famiglia Micara divise la zona in lotti e affidò la gestione della vendita alla società Sagra.

D: visto che hai vissuto proprio da ragazza il quartiere, come si viveva all’epoca?

R: All’epoca ci siamo dovuti fare tutto da soli, le strade, le fognature, gli scavi per le utenze,l’illuminazione, i servizi comuni. Eravamo molto uniti e ci si aiutava, ad esempio papà ha offerto la corrente nostra per far costruire la palazzina di fronte alla famiglia Busenti, che vennero ad abitare subito dopo di noi. In quei primi anni c’era un aiuto reciproco per superare le difficoltà oggettive della vita quotidiana, le strade non erano asfaltate. L’autobus passava soltanto I’Acotral dei Castelli, chi aveva la macchina accompagnava anche i vicini, ad esempio mia mamma accompagnava le mie sorelle a scuola con gli altri bambini e magari un’altra vicina li andava a riprendere.

D: Quindi era forte il senso veramente di comunità sociale, di appartenenza?

R: Eravamo una famiglia. Nel 1972 noi siamo stati i primi ad avere il telefono e quindi gli aItri vicini che non lo avevano, venivano a casa nostra a ricevere o fare telefonate.

D: E con la televisione?

R: La televisione era in bianco e nero.

D: Ecco ma anche altre persone venivano a vederla da voi la televisione o tutti l’avevano già.

R: No ognuno aveva la sua. Diciamo che eravamo famiglie unite, i problemi si affrontavano insieme ci si aiutava gli uni con gli altri.

Ad esempio la casetta del consorzio, quella è stata fatta da noi, papà e gli altri amici, fisicamente I’hanno costruita perché quella parte era tutta zona servizi già definita e stabilita all’atto d’acquisto e quindi di proprietà di tutti i lottisti e servivano locali per riunirsi e organizzarsi.

D: Quindi voi mi parlate che i servizi non c’erano, ma alla mancanza di servizi sopperivate voi stessi… con un forte senso di comunità.

R: Esatto, è stato tutto una lotta anche per ottenere le utenze perché per loro risultavamo abusivi,alla fine però ci siamo riusciti eravamo abusivi riconosciuti, certificati, poi con la sanatoria abbiamo sanato tutto anche il nostro stato.

D: anche le feste, vivevate molte cose insieme.

R: Diciamo che quella che attualmente è via Conflenti, è la strada dei pionieri e quindi sono state le prime case ad essere costruite, e si abbiamo organizzato feste del quartiere e anche cene per la via dal ’76 in poi

D: Quindi quale sono state le prime vie della zona?

R: Nel ’70 c’era soltanto lo stradone che adesso chiamiamo via Gasperina, però lo stradone era chiuso da dei cancelli, il proprietario, che acquistava il lotto, aveva la chiave per entrare e per uscire. Nel 1970 il Benzinaio IP su via Anagnina 149, attualmente gestito ancora dalle figlie,era il riferimento anche per le telefonate, se venivano familiari a trovarci li chiamavano e loro gentilissimi ci venivano ad avvertire per poter andare al cancello per far entrare i visitatori e quando uscivano chiudevamo i cancelli e tornavamo a piedi verso casa.

La zona per l’energia elettrica era divisa a metà: la parte da Via Cropani verso la Tuscolana era gestita dall’Enel e da Via Cropani a Via Anagnina dall’ACEA, la stessa divisione c’era per la posta la parte verso la via Tuscolana era gestita dall’ufficio postale della borgata Romanina e la parte verso la via Anagnina dall’ufficio postale di Morena

D: Mi sembra già che la risposta me l’hai data. ma quale differenza noti tra il senso di comunità attuale e quello di una volta?

R:Gli anni e il mondo tutto è cambiato… prima ci si aiutava perché non avevamo…non c’era niente.Dal niente l’abbiamo costruito con spirito di collaborazione: dalle fognature alle strade tutto è stato una lotta anche ottenere i semafori su via Tuscolana e via Anagnina per il passaggio pedonale, dopo diversi morti, li abbiamo ottenuti bloccando le due strade. Successivamente nel ’90 lo stazionamento per non avere un campo nomadi nel terreno di fronte all’IKEA e non ultimo ribellarsi a chi non voleva rispettare l’altezza nelle costruzioni per avere un quartiere più omogeneo, soprattutto nel nuovo quartiere dove erano previste palazzine di 6 piani. Chi ha costruito o ha acquistato successivamente non si è reso conto di quanto lavoro e sacrificio c’è stato per arrivare alla situazione attuale. Tutti abbiamo dato il nostro contributo anche noi figli. Mi ricordo che quando andavamo a scuola portavamo due paia di scarpe oppure ci lavavamo gli stivali alla fontanella perché le strade non erano asfaltate e soprattutto d’inverno con la pioggia ci prendevano in giro chiedendoci da dove arrivavamo… Nel 1974 su via Tuscolana inaugurarono la linea del 561 e nel 1976 la linea del 551 che ci portava a Morena, via dei Sette Metri e io Laura sono stata tra i primi a prenderlo per andare a scuola.

D: Quindi la situazione era.. quando Ramazzotti canta nata ai bordi di periferia ha un senso.

R: La nostra era più periferia di Cinecittà, perché Cinecittà già vivevano con il quartiere Don Bosco, già i palazzi erano più o meno come sono ancora oggi. Però qui non c’era proprio niente,quì era tutta campagna.

D: Ecco, ma se dovevate fare una festa dove vi incontravate come ragazzi?

R/D: La parrocchia era il luogo aggregante avevamo un gruppo giovanile ma anche alla casetta del consorzio-comitato di quartiere abbiamo fatto Cineforum, incontri letterari, presentazione di libri, scambi culturali es. Italia-Cina, mostre di pittura, corsi di disegno a livello amatoriale e volontario,ma il Comune di Roma non è mai intervenuto e non ci ha mai supportato

D: Sì, sì, ma dico comunque era sempre era una cosa privata, il Comune in realtà poi non ha mai creato questi servizi.

R: Si era tutta iniziativa volontaria e autofinanziata ….Quando IKEA iniziò la costruzione del suo fabbricato mentre procedevano con gli scavi trovarono resti di una strada romana e altri reperti,per cui le Belle Arti bloccarono i lavori. Per poter continuare conclusero un accordo con il Comune di Roma a cui pagarono un importo importante che doveva essere utilizzato per i servizi del quartiere per sopperire al disagio creato per il traffico, l’uso delle strade e dei servizi legato alla grande affluenza che il commercio avrebbe generato, beh quei soldi il nostro quartiere non li ha mai visti

D: Quindi che cosa ci hanno fatto con quei soldi?

R: Niente… praticamente la periferia questi soldi non li ha visti, magari sono stati utilizzati per progetti legati a Roma centro.

D: Se dovessi chiedere qualche cosa alle istituzioni, che cosa diresti? Che cosa gli chiederesti effettivamente per la zona?

R: Sicuramente un punto di aggregazione… di riferimento, qualcosa in comune,senz’altro, anche per cercare di unire…un pochino di più i ragazzi, perché chi non frequenta la parrocchia adesso bene o male sì, ci sono i campi da tennis… ma nuovo e vecchio quartiere siamo diventati numerosi e serve un locale grande dove incontrarsi, la casetta non basta più.

D: Certo, comunque il Comune qui non ha mai fatto un punto aggregante né a livello sportivo né a livello diciamo di costruzione……

Chiudiamo un attimo con una ultima domanda ecco, se dovessi dire qualche cosa ai nuovi residenti, perché diciamo la vecchia guardia poi piano piano nel tempo logicamente è stata sostituita, ai nuovi residenti che cosa vorresti dire?

R: Cercare di creare un’atmosfera più aperta meno individualista, piu’ familiare. Attingere un po’dalle esperienze precedenti ad esempio:

Dal ’76 al ’79 io Daniela e altri 15 ragazzi avevamo fondato una radio “Radio Pulsar GTM” autofinanziandoci con lavoretti nel quartiere, verniciare ringhiere ecc. Trasmettevamo programmi di musica classica, pop, di attualità e informazioni sul quartiere, comitato di quartiere e rapporti con Circoscrizione e Comune. Ma nel 1979 la nostra radio disturbava le frequenze di radio più grandi e la dovemmo chiudere.

Nel 1980 in parrocchia Padre Ricci con Mondo Migliore abbracciò un progetto che coinvolgeva anche famiglie che non frequentavano. Ci incontravamo una volta al mese in ogni strada, in una casa tutti i vicini per parlare e confrontarci attualizzando il Vangelo con i problemi attuali e del quartiere. Questo progetto durò 20 anni e il quartiere ha vissuto momenti di incontro e convivialità,poi i tempi sono cambiati perché subentra l’età, la stanchezza, non c’è stato un ricambio generazionale e alla fine i volontari sono sempre gli stessi.

D: Il messaggio per i residenti?

R: Il messaggio è quello di cercare di riunirsi e di fare un po’ più di aggregazione come facevamo prima. So che è molto difficile, anche perché adesso la realtà è diversa siamo tutti più individualisti,più imprigionati dai social dovremmo organizzare più attività come si faceva una volta, anche se devo dire che negli ultimi tempi con le proiezioni e le serate musicali qualcosa si è mosso, sono iniziative da intensificare per far uscire le persone e creare più interessi… Non dico che si possa ritrovare quel senso di unione che avevamo noi, i primi lottisti e costruttori quì nel quartiere, ma potremmo creare una nuova immagine di società, un nuovo modello, la posizione del quartiere ce lo permette e come fummo scelti una volta da Mondo Migliore per realizzare il progetto di famiglia di famiglie, così  potremmo esserlo ancora oggi, è questo che mi auguro. Che GTM faccia la differenza nella nostra società.

Ok, allora… io ringrazio Daniela, ringrazio Laura ricordo oggi ci ha ospitato la famiglia Triolo.

CdQ Tor di Mezzavia

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