La Torre medioevale

La Torre di Mezza Via, sorta all’undicesimo chilometro della Tuscolana, a metà strada tra Roma e Frascati, in corrispondenza del luogo in cui oggi da questa si dirama la via Anagnina, è stato nei secoli luogo di passaggio e di sosta. Tale caratteristica fu sfruttata nel passato per la realizzazione al suo interno di una osteria, anche se piuttosto malfamata come testimonia un testo del poeta romanesco Jandolo. Il sito in cui sorge la torre tuttora mantiene una importanza strategica, negli ultimi anni sfruttata a fini commerciali, in considerazione anche del vicino passaggio dell’autostrada del Raccordo
Anulare. Attualmente la torre è in uno stato di grave abbandono. Talvolta è adibita ad alloggio di fortuna. In seguito alle ripetute denunce del comitato di quartiere l’area è stata recintata e dichiarata pericolante, ma non bonificata, pur essendo proprietà del Comune di Roma.
I ruderi del periodo medievale e quelli della villa di epoca romana sui cui resti è stata costruita la torre sono oggi mortificati, annientati nella loro dignità.
Il comitato di quartiere Tor di Mezzavia propone da tempo un recupero ed un riutilizzo della torre a fini sociali e culturali.

La torre medioevale con la cinta muraria

Quadro storico archeologico

Ancora oggi, la Torre di Mezza Via, eretta come una sentinella, sembra sorvegliare il luogo in cui si diramano due strade di grande importanza come la Tuscolana e l’Anagnina. Nel XIII secolo era situata al confine della Diocesi di Frascati.
La prima fase di costruzione della torre risale alla prima metà del XII sec. a cui fa seguito nel XIII una seconda fase costruttiva.

Il nome richiama un ruolo di sosta per i viandanti che percorrevano la Tuscolana tra Roma e Frascati (si trova cioè a metà strada) e risale secondo il De Rossi al XIV secolo (secondo invece il Tomassetti al XVI sec). Il luogo è stato nei secoli più recenti definito anche Quadrato. La vocazione di luogo di sosta veniva sottolineata in passato dalla presenza nella torre di un’osteria in competizione con quella poco distante di Osteria del Curato.
La torre, essendo realizzata sulle rovine di una villa romana di età imperiale, incorpora varie strutture antiche e pertanto fa parte di un complesso monumentale di grande interesse storico in cui sono presenti testimonianze di età romana e medievale. In particolare a breve distanza è presente, evidentemente appartenente alla villa romana, una cisterna romana di età imperiale, recentemente restaurata. La villa doveva trovarsi lungo una strada passante anche per l’attuale fattoria di Gregna, dove un tempo si trovava anche un’altra villa romana, e non aveva alcuna relazione con l’attuale asse viario della Tuscolana che al tempo non esisteva.
Nel medioevo la tenuta in cui si trovava la torre appartenne nel sec. XIII alla famiglia Mardoni (a cui forse spetta la costruzione della torre) e poi alle monache di S. Lorenzo in Panisperna, proprietarie per un periodo anche della vicina Torre dei Santissimi Quattro Coronati. Al tempo il sito prendeva il nome di Cripta de Mardonibus in riferimento alla cisterna romana. Con il termine cripte difatti si indicavano per lo più ambienti ricavati in strutture murarie antiche, spesso grandi cisterne. La famiglia romana dei Mardonis fin dalla metà del sec. XII sembra connotata per una decisa vocazione per le pratiche del diritto. All’inizio del XIV la Cripta risulta proprietà della potente famiglia degli Annibaldi.
La torre doveva trovarsi in relazione con quella dei Santissimi Quattro Coronati, situata poco distante a Ponte Linari e costruita nel medesimo periodo.
Nell’ottocento la torre di Mezza Via e quella dei Santissimi Quattro Cornati avevano il medesimo proprietario, l’avv. Lunati.
All’inizio del novecento la torre faceva parte di un grande fondo di proprietà dei Doria Pamphili affittato ai Rampa (da cui anche il nome di fattoria Rampa). Il fondo, di circa 200 ha, era delimitato grosso modo da Tuscolana, Raccordo Anulare, Anagnina e i terreni ad uso civico di Campo Romano. Il poeta Augusto Jandolo ricorda in una delle sue poesie che nell’ottocento vi si trovava un’osteria piuttosto malfamata.
La torre fu abitata all’incirca fino a metà degli anni ’50. Fino a tale periodo nella casupola di età contemporanea posta all’interno vi era un laboratorio di maniscalco e fabbro ferraio. Tali presenze testimoniano che la torre è stata fin quasi ai giorni nostri luogo di sosta per i carri (barrocci) che percorrevano in un senso o nell’altro la Tuscolana.
La torre è stata sottoposta a vincolo monumentale (D. M. 1.12.1976 Legge 1089/1939).

Struttura della torre
La torre di forma quadrata sorge a lato di un vasto recinto. L’una e l’altro inglobano notevoli strutture antiche. La torre misura 6,6 m di lato, con mura spesse 146 cm. E’ alta 19 m alla sommità dello spiovente del tetto, posto questo a sostituire il coronamento originario, probabilmente merlato e troncato modernamente. Nel XIII sec. Le torri non presentavano tetti. La presenza di gocciolatoi inseriti nelle murature delle torri, come nel caso della torre di Mezzavia, è indice dell’antico andamento piano delle coperture: i gocciolatoi, infatti servivano per favorire lo scolo delle acque meteoriche dalle terrazze. Esauritasi come in questo caso col tempo la funzione difensiva delle merlature, lo spazio tra i merli è stato colmato e la sommità è stata sopraelevata di quel tanto necessario per realizzare la copertura a tetto a due falde.
La struttura della torre è in muratura a sacco con paramento in scaglie di selce e bozze di varie dimensioni apparecchiate a corsi sub-orizzontali fino ad un’altezza di circa 5 m risalente al XII sec. Successivamente e risalente al XIII sec. in sintonia con l’evoluzione della tecnica costruttiva dell’epoca, tutta la parte superiore è in tufelli parallelepipedi di peperino, ben stratificati in filari regolari e paralleli con qua e la qualche mattone e pezzetto di marmo. I tufelli sono in tufo litoide grigio – giallino locale. La porta sia quella al piano terra che quella al piano superiore, a cui si accede mediante una scala moderna, si apre sul lato di NO. La camera terrena è coperta da una volta a crociera e presenta dei pilastri angolari di 20×58 cm, orientati in senso antiorario. I piani superiori si impostano su armature lignee. A parte una finestra moderna al pian terreno la torre presenta al di sopra due ordini di finestre alcune murate già anticamente. Alcune finestre presentano cornici marmoree e presentano ancora i fori di alloggiamento di mensole reggi-palo situate al di sopra delle finestre. All’esterno della torre sono alcuni corpi che prolungano le pareti di NE e di NO rispettivamente verso N e verso O, accennando ad altri fabbricati originariamente addossati. La torre occupa, nel perimetro del recinto medievale, il centro del lato corto nord orientale, lasciando a lato degli spazi, che sono occupati da una parte da un cortiletto seicentesco, dall’altra da una recente casupola (probabilmente sec. XIX). In realtà nel XIII secolo probabilmente la torre era affiancata a settentrione da un ambiente quadrangolare, coperto con tetto a due falde, poi divenuto muro di cinta
nel XVII di un cortiletto. Dal cortiletto una scala e una rampa permette ancora oggi l’accesso al primo livello della torre. Eccentricamente alla torre sono presenti alcune grotte (arnaria) alle quali si accede mediante una scaletta posta al di sotto di quella che porta la piano sopraelevato della torre. Questo tipo di grotte veniva utilizzato per funzioni attinenti alle attività che si svolgevano nel casale (cantina, stalle, deposito, ecc…). Probabilmente il materiale scavato per creare le grotte in epoca medievale è servito per la realizzazione della torre. Oltre a questo materiale appare chiaro anche l’utilizzo di materiale di risulta della villa romana. Un pozzo antico o medioevale, oggi colmato, è stato segnalato a Quilici da un vecchio colono del luogo presso lo spigolo meridionale del cortiletto secentesco.

Recinto medievale
La prima fase costruttiva della torre risalente al XII sec. era caratterizzata dalla presenza di un recinto poi sostituito dalla cinta più ampia del XIII che oggi ancora vediamo. Il campo del recinto si prolunga sgombro verso SO, per 44 m, contro i 22,4 del lato corto della torre ed i 34 m di lato corto opposto. Il recinto così come lo vediamo oggi risale probabilmente alla seconda fase costruttiva del XIII sec. La struttura del recinto è tutta di calcestruzzo di peperino, a tasselli di forma parallelepipeda, con l’inclusione qua e la di qualche laterizio o frammento di marmo bianco, legato con malta. Il muro è spesso 41 cm ed alto da 3,2 a 3,6 m al livello del suolo interno, e 3,6 – 4,2 se misurato dall’esterno. Il muro è con copertura a botte e al livello del suolo interno presenta sfiatatoti di scolo.
Le pareti del recinto, inoltre presentano a mezza altezza i fori d’impalcatura di fabbrica, che per il lato interno sono serviti anche ad impostare il camminamento ligneo di ronda. La struttura di recinzione insiste sui resti di una parte di villa romana in opera reticolata, che, in corrispondenza dell’angolo meridionale, aveva un andamento rettilineo ribattuto dal recinto medievale. Generalmente all’interno del recinto insistevano ambienti accessori a carattere più o meno accessorio come strutture di legno per il ricovero di animali o per riporre strumenti di lavoro. E’ evidente la funzione difensiva o di riparo di cose o animali che il muro esercitava.

a cura di Fabio Depino